Note · E-commerce

Rifare un e-commerce senza perdere le posizioni su Google

Quando si cambia piattaforma o si rifà un negozio online, i vecchi indirizzi delle pagine sono un patrimonio. Come si mappano, si reindirizzano e si controllano, passo per passo.

· 3 min di lettura

7HEAVEN2HELL, pagina di una collezione del negozio online

Un negozio online che esiste da anni ha qualcosa che non si vede: gli indirizzi delle sue pagine, che Google conosce, che altri siti citano e che i clienti hanno salvato. Quando si rifà il sito, o si passa a Shopify da un’altra piattaforma, quegli indirizzi cambiano quasi sempre. Se nessuno se ne occupa, il giorno del lancio diventano pagine «non trovate», e le posizioni conquistate in anni si perdono in poche settimane.

È il lavoro meno visibile di una migrazione, e uno dei più importanti.

1. Fare l’inventario di tutto quello che esiste

Prima di toccare qualsiasi cosa si raccoglie l’elenco completo dei vecchi indirizzi:

  • le pagine del vecchio sito, lette una per una da un programma che lo percorre come farebbe Google;
  • la sitemap, se esiste;
  • le pagine che Google ha già in memoria e quelle che portano visite, da Search Console;
  • gli indirizzi con parametri (per esempio le schede prodotto dei vecchi cataloghi, che spesso hanno la forma prodotto.asp?id=123).

In un progetto recente l’elenco è arrivato a migliaia di indirizzi: molti di più delle pagine che il cliente pensava di avere.

2. Decidere dove va ogni vecchio indirizzo

Ogni vecchio indirizzo deve portare alla pagina nuova più vicina per significato:

  • il vecchio prodotto alla nuova scheda dello stesso prodotto;
  • un prodotto che non si vende più alla sua collezione, non alla home;
  • le vecchie categorie alle nuove collezioni;
  • le pagine informative (spedizioni, contatti, chi siamo) alle loro equivalenti.

Mandare tutto alla home è la scorciatoia più comune, e Google la tratta quasi come una pagina sparita.

3. Reindirizzare in modo permanente

I reindirizzamenti devono essere permanenti (301): dicono a Google che la pagina si è spostata per sempre, e le trasferiscono la sua storia. Su Shopify si caricano in blocco da un file; per le forme di indirizzo più strane si aggiunge una pagina «non trovata» che riconosce i vecchi formati e porta comunque al posto giusto.

4. Provare prima del lancio

Prima di cambiare dominio si prova un campione ampio di vecchi indirizzi, e si controlla che ognuno arrivi alla pagina giusta con un solo passaggio. Si verificano anche:

  • titoli e descrizioni delle pagine nuove;
  • la nuova sitemap;
  • che le pagine di prova non siano finite su Google;
  • che nessuna pagina importante sia rimasta senza destinazione.

5. Dopo il lancio: guardare, non sperare

Nelle settimane dopo il cambio si segue Search Console: errori di pagine non trovate, pagine indicizzate, ricerche per cui il sito compare. Qualche oscillazione è normale; un calo netto su certe pagine indica quasi sempre un reindirizzamento sbagliato, che si corregge in pochi minuti se ce ne si accorge subito.

Scegliere cosa portare

Una migrazione è anche l’occasione per fare pulizia. Non tutto il vecchio catalogo merita di tornare: prodotti esauriti da anni, doppioni, schede vuote. La scelta la fa chi conosce i prodotti; noi prepariamo gli strumenti per farla in fretta, con le foto davanti, e ci assicuriamo che anche quello che resta fuori abbia un reindirizzamento sensato.

In breve

Rifare un e-commerce senza perdere Google si può, ma va progettato: inventario completo, destinazione per ogni indirizzo, reindirizzamenti permanenti, prove prima e controlli dopo. Se stai pensando di cambiare piattaforma, parliamone prima di iniziare: è molto più semplice che rimediare dopo.